CLIMA SECONDO NATURA / Cambiamenti climatici

Editor: Fabrizio Carbone
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Apr052018

Borneo, foreste primarie, olio di palma, oranghi.

Cambiamenti climatici

Il Borneo, la terza isola più grande del mondo, divisa tra Indonesia, Malesia e il minuscolo regno del Brunei, tagliata a metà dall’Equatore, era un paradiso di biodiversità con una foresta pluviale primaria e con un ecosistema che partiva dalle spiagge madreporiche per salire fino al Kinabalu, la montagna più alta del Sudest asiatico, oltre i 4.000 metri sul livello del mare.

 

Oggi la deforestazione ne ha sconvolto l’aspetto morfologico e tutto per colpa delle coltivazioni di tre specie simili di palma di origine africana. La Elaeis guineensis, la palma più comune può raggiungere i 30 metri di altezza. Grossi grappoli sferici racchiudono fino a 2 mila frutti, facilmente deperibili. Viene coltivata intensivamente per produrre due varietà di olio, per semplificare, uno spremuto dai frutti e uno dai semi.

 

Si tratta dell’olio più a buon mercato che esista e più produttivo: 3,8 tonnellate per ettaro, rispetto all’olio di girasole, 0,7 t., e quello di solia, 0,5 t. E questo basterebbe da solo a spiegare il boom esponenziale delle piantagioni.

 

Nei paesi occidentali si è scatenato un putiferio sulla bontà di questo olio tanto è vero che in Italia solo la Nutella si vanta di usarlo mentre moltissime industrie di dolciumi e biscotti ostentano la scritta “senza olio di palma” bene in vista sulle confezioni.

 

Navigando su Internet si può impazzire nel cercare di capire quanto sia dannoso o quanto sia buono l’olio di palma. Ma il problema vero è uno solo. Le piantagioni di questi alberi sono cresciute in modo esponenziale per arrivare a una produzione annuale mondiale (2015-16) di 62,6 milioni di tonnellate. E le piantagioni hanno preso il posto della foresta pluviale primaria intoccata, ricca di biodiversità come quella amazzonica e patria dell’orangutan, Pongo pygmaeus, il primate oggi inserito nella lista rossa dell’ IUCN (vedi sito) come specie in grave pericolo di estinzione. Negli ultimi 10 anni la popolazione si è dimezzata: da 200 mila a 100 mila.

 

L’orango, che ha un DNA vicinissimo al nostro, non può vivere senza la foresta perché non scende mai a terra se non per sfuggire agli incendi quando non ha altra via di fuga. E gli incendi sono il primo passo per far posto alle coltivazioni di palma da olio. C’è un nesso strettissimo tra la drastica diminuzione della foresta primaria (in 40 anni è crollata del 35%) del Borneo e i cambiamenti climatici. La siccità, fino agli anni ‘70 impensabile, sta desertificando aree costiere e interne.

 

L’aumento delle temperature comporta il drastico aumento di fenomeni meteorologici come uragani e tempeste tropicali che portano frane gigantesche e alluvioni distruttive.

 

Nelle piantagioni, lunghe e larghe centinaia di chilometri, non vivono altro che serpenti e ratti (e rapaci che li cacciano). La produttività delle palme è altissima ma non dura più di 10 anni secondo i botanici, molto di più stando alle affermazione dei produttori che sono consorziati in mega industrie alimentari.

Piantagioni di olio di palma

Possono essere sostenibili queste piantagioni? C’è uno sforzo di alcuni produttori occidentali nel dimostrare la validità di un certo tipo di coltivazione che mantiene intorno aree forestali protette. Di tutt’altro parere è la biologa Birutè Galdikas, (in foto) la “madre” di tutti gli oranghi del Borneo.

Birutė Marija Filomena Galdikas

71 anni, Lituana di origine, nata in Germania e poi emigrata in Canada con la famiglia è la donna che ha salvato finora questa specie dall’estinzione con i suoi studi, i documentari e i libri divulgativi, uno per tutti Reflections of Eden, pubblicato nel 1985. “L’olio di palma era usato tradizionalmente nella vita degli abitanti del Borneo da quando quell’albero arrivò quaggiù.

 

Si usava per friggere pesce, carne e frutta. Con le piantagioni intensive si è arrivati a un punto di non ritorno, stigmatizza la Birutè Galdikas, perché o si ferma questo massacro della foresta o sarà la fine degli oranghi e di questo Eden”.

 

Vedi i siti:


UCN (Unione Internazionale per la conservazione della natura)

Orangutan Foundation International

Sepilok Oranguran Rehabilitation Centre

Semenggoh Nature Reserve, a Kuching