CLIMA SECONDO NATURA / Cambiamenti climatici

Editor: Fabrizio Carbone
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COP 25 A MADRID: NON C’E’ PIU’ TEMPO. MA E’ MEGLIO PARLARNE POCO E MALE

Cambiamenti climatici

Dal 2 e fino al 13 dicembre 2019, a Madrid, i climatologi di tutto il mondo hanno spiegato, stanno spiegando e finiranno per dirci che siamo all’ultima spiaggia per evitare un disastro climatico, annunciato inutilmente da almeno 25 anni. Così le parole degli scienziati, attenzione scienziati non ciarlatani. Ma il mondo dei politici, dei potenti, delle grandi corporations, delle strapotenti multinazionali è lì a sentire ma si sa bene che farà molto poco per cambiare, per voltare pagina, per dare una sterzata e provare salvare, non il Pianeta che si salva da solo, ma i figli dei figli e le generazioni future.

 

Ricordate le parole degli scienziati lo scorso anno a Katovice in Polonia, a chiusura della COP 24? TIME OUT: o si torna indietro o è la fine. Risposte zero, risultati zero. Un mese fa l’ONU ci ha fatto sapere che le emissioni di CO2 nel 2018 rispetto all’anno precedente non sono diminuite ma sono aumentate.

 

Ora la COP25, si doveva tenere a Santiago del Cile ma in quel paese c’è un clima da guerra civile, dice chiaramente che “o cambiare e sperare in un mondo migliore oppure capitolare”. Capito? Cambiare per Sperare oppure Capitolare.

 

Ma non c’è nulla da fare. I media a tutti i livelli non spiegano cosa dicono i climatologi dell’IPCC dell’ONU. Scrivono invece che la giovane Greta è sbarcata in Portogallo, che Trump se ne frega, che gli accordi di Parigi (ma quali erano quegli accordi?) non hanno funzionato. Eccetera: gossip invece di dati, cifre, realtà, cose da fare, ipotesi di futuro, soluzioni possibili o impossibili.

 

Si viaggia alla cieca, senza intervistare coloro che studiano da anni il problema, senza far parlare il direttore Hueseng Lee del Panel sui Cambiamenti Climatici di Ginevra, senza ascoltare Peter Wadhams, il massimo esperto di Polo Nord al mondo. Nulla di scientifico, di serio, niente dati solo fumo.

 

E il fumo purtroppo si leva dall’arcipelago delle Filippine dove il ventesimo ciclone dell’anno (mai così tanti nella pur tragica storia di quel mondo asiatico), il Kammuri, sta passando travolgendo tutto e lasciando distruzione e morte. C’è da inorridire nel vedere con quale feroce indifferenza il mondo di chi ha tutto e vuole tutto non guarda al futuro vicinissimo, quello del 2020, e il prossimo, quello del 2030.

 

Oggi, mentre scriviamo questa nota, siamo arrivati a 7 miliardi, 748 milioni e poco più. Come ogni giorno aumentiamo di circa 200 mila umani, di 80 milioni circa all’anno. Saremo, nel 2030, oltre 8 miliardi e mezzo. Pensate a quante volte al minuto avremo bisogno di ossigeno e pensate solo che tagliamo gli alberi  che ci danno ossigeno: 15 miliardi all’anno. Solo i paesi virtuosi li ripiantano ma la maggioranza degli altri non lo fa.

 

Si tagliano per fare stuzzicadenti o mobili di lusso, carta igienica o pavimenti in mogano. Nell’80 per cento dei casi il taglio è illegale, non controllato, non certificato. La Speranza, dicono oggi gli scienziati, in un mondo migliore oppure Capitolare.