CLIMA SECONDO NATURA / Pianeta terra

Editor: Fabrizio Carbone
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Ott012018

E tutto per l’olio di palma.

Pianeta terra

 

E’ una bella storia, sfaccettata, a più livelli, con coperture di prestanomi, con la partecipazione in chiaro di paesi europei come la Svizzera e la Francia. Una bella storia che ce la raccontano a più voci organizzazioni come Greenpeace, Sauvons la Forêt e Amici della Terra.

 

Clima.blendmagazine.it la rilancia perché in giro non se ne parla. Nel giro dei grandi network, dei grandi media scritti e audiovisivi.

 

Andiamo con ordine. Intanto tutto parte dall’Indonesia e dalla Malesia, un dedalo immenso di isole e terra ferma nel Sudest asiatico.

 

Loro, questi due stati, sono i più grandi produttori al mondo di olio di palma e, allo stesso tempo, i più grandi distruttori di foresta tropicale del nostro Pianeta. E questi due stati, apertamente, fanno affari con tutti coloro che vogliono olio di palma sia per farne uso nella lavorazione di dolciumi, merendine e biscotti dannosi alla salute dei ragazzini del Primo Mondo Ricco (sempre più obesi e apatici). Sia per far andare i motori a scoppio: con il biodiesel.

 

Affari d’oro. Lo abbiamo già scritto più volte ma sembra che il solo fatto di raccontare eventi distruttivi che contribuiscono in modo inequivocabile ai CAMBIAMENTI CLIMATICI in atto, il solo fatto provoca reazioni a catena per cui ne vengono fuori a raffica di storie che ci portano a immergerci in quest’olio di cui si dice tutto il bene e tutto il male possibile.

 

Storia numero Uno: la Svizzera sta negoziando un accordo di libero scambio con Indonesia e Malesia (tutti e due insieme!) e al centro dell’accordo c’è l’olio di palma. E’ la società industriale RSPO che si assume la responsabilità di mercato. Lo Stato svizzero si fa garante.

 

Storia numero Due: dall’inizio del 2018 ad oggi 10.000 incendi hanno devastato le foreste tropicali del sudest asiatico. Chi brucia sono gruppi gestiti da aziende che producono olio di palma e lo vendono a Nestlè, Unilever, Mondoles, Mars e Pepsico.

 

Storia numero Tre: dal 2010 al 2015 tutte le multinazionali che coprono olio di palma si erano impegnate a non rifornirsi più da aziende produttrici di olio di palma a discapito delle foreste, ma anche dei diritti dei lavoratori e della salute delle comunità locali. L’impegno era stato preso e fissato entro il 2020. Ma gli osservatori indipendenti calcolano che in due anni e mezzo. con l’andamento attuale degli incendi e dei tagli (non dimentichiamoci le morti degli oranghi) non resterà più nulla. E allora sì che l’impegno sarà assolto.

 

Storia numero Quattro: Marsiglia, entra in produzione la bioraffineria La Mède della società petrolifera di Stato francese, la Total. Con 500 mila tonnellate all’anno di biodiesel HVO. E’ la benzina diesel più pulita che esista (anche se odora molto di olio di palma) ma per far questo la Francia aumenterà l’importazione di olio di palma del 64% rispetto al passato. Un bell’affare ma la Total è biodegradabile: le foreste tropicali le tagliano altri, lei compra solo l’olio. E si lava le mani.

 

Storia numero Cinque: avevamo fatto gli auguri a Jared Diamond, l’illustre scienziato (vedi blog precedente), economista e ornitologo che è uno dei massimi conoscitori degli habitat più selvaggi della Papua New Guinea dove trascorre settimane studiando la vita degli uccelli giardinieri. Le ultime novità sono poco entusiasmanti: anche in questa terra lontana si sta distruggendo foresta in cambio di piantare, allevare, produrre e vendere pensate un po’: ma sì olio di palma, che diamine!

 


 

da greenpeace.org

 

Sono mesi ormai che la foresta Indonesiana continua a bruciare. Dall’inizio dell’anno sono stati appiccati quasi 10.000 incendi che stanno mettendo in pericolo le foreste e la popolazione. Sappiamo di chi è la responsabilità. AIUTACI A FERMARLI

 

I tratti di foresta indonesiana che bruciano ripetutamente ogni anno sono gestiti -tramite concessioni- da aziende che producono olio di palma e lo rivendono a Nestlé, Unilever, Mondelez: multinazionali che in passato hanno fatto solo promesse sull’olio di palma.

 

Ora servono fatti concreti. Stiamo chiedendo a queste multinazionali di non acquistare più olio di palma che distrugge le foreste. UNISCITI A NOI!

 

La foresta vale più di uno snack all’olio di palma!

 

CHIEDI ALLE AZIENDE IL RISPETTO DEGLI IMPEGNI PRESI SULL’OLIO DI PALMA. FIRMA ORA

 

Dopo Sumatra e il Borneo, ora tocca alla Papua: le piantagioni di palma da olio si stanno estendendo all’infinito, distruggendo una foresta dopo l’altra. In Indonesia, il periodo tra Giugno e Ottobre è conosciuto come “Musim Kabut”, la stagione del fumo.

 


Questa è la testimonianza di Arif, che fa parte del Team di Prevenzione Incendi Forestali di Greenpeace Indonesia.

Quando il vento soffia vediamo il fuoco inghiottire terra e vegetazione […] chiudiamo i bambini in casa […] la cosa triste è che le persone si stanno abituando a vivere con le mascherine in faccia.


 

FIRMA ORA, aiutaci a vincere questa campagna.

Grazie per il tuo sostegno,
Martina Borghi
Campagna Foreste

 

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