CLIMA SECONDO NATURA / Cambiamenti climatici

Editor: Fabrizio Carbone
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Nov062018

Greenpeace: il Governo ci dica subito se la difesa del clima è una priorità.

Cambiamenti climatici

Le drammatiche perturbazioni dell’inizio di novembre, pioggia violente e venti ancora più devastanti, hanno messo in ginocchio alcune zone del nordest (Veneto, Friuli, Trentino Alto Adige) e del Sud (Sicilia e Calabria). Passata la tempesta c’è stato qualche scossone mediatico. Qualcuno ha (miracolo!) parlato di cambiamenti climatici, qualcuno ha persino accennato all’abusivismo edilizio, altri delle centinaia di migliaia di frane che si muovono da anni sulle nostre montagne. Le televisioni generalizie si sono scatenate con dossier e speciali in cui nessuno è riuscito a dire qualcosa di sensato e di giornalisticamente accettabile. Molto dovuto all’impreparazione, molto alla memoria corta, molto alla scarsa conoscenza dei problemi ambientali.

 

Per chi ha perso la memoria, e il nostro è un Paese che ne ha una veramente corta, vale la pena ricordare che gli anni tra il 1985 e il 1994 sono stati devastanti per il nostro territorio.

 

Il primo condono edilizio parte con la legge n.47 del 28.2.1985, emanata dal governo di Bettino Craxi e il secondo con la legge 724 del 23.12.1994 del primo governo di Silvio Berlusconi. In questo modo è stato calcolato che furono condonate quasi 5 milioni di abitazioni e una valanga di ingrandimenti, allargamenti, soprelevazioni. In quegli anni a nulla valsero le battaglie di Italia Nostra, del Wwf, di Legambiente, gli articoli di giornalisti come Antonio Cederna e Mario Fazio e gli interventi di urbanisti e tecnici come Italo Insolera e Fabrizio Giovanale. Non solo furono condonate le abitazioni abusive già esistenti ma se ne costruirono centinaia di migliaia in fretta e furia, di notte, con muratori improvvisati, famiglie intere a tirare su mattoni e calce. Si costruiva ovunque possibile: negli alvei dei fiumi, nelle colline scoscese, in aree franose. I condoni diedero il nulla osta a manufatti non antisismici e senza una vera perizia tecnica di agibilità. Bastò pagare. E in questo la responsabilità di una follia urbanistica senza precedenti ricade totalmente sulle amministrazioni locali di allora che avrebbero potuto negare il condono.

 

Si parlò allora di “abusivismo per necessità” e si calcolò che solo in Sicilia erano state costruite un milione di case fuori legge. Ma quelli erano anche i tempi in cui si usava un’altra devastante azione per il territorio: la cementificazione degli argini dei fiumi minori con un sistema scellerato di canalizzare piccoli corsi d’acqua quasi secchi d’estate e che venivano a gonfiarsi con le piogge e provocare disastri.

 

Di tutto questo non si  è parlato. Non è stato mai intervistato un forestale che potesse spiegare come era stato possibile che fossero stati sradicati in poche ore milioni di alberi dalla furia del vento (erano secolari o piantati a schiera? che specie? ora utilizzabili o no? una risorsa insperata?).

 

Nessun dato, nessun idea, nessuna notizia del dopo tragedia, ma solo inutili disquisizioni su quello che era successo e che era davanti agli occhi di tutti.

 

Val Canali (Pale di San Martino, Trentino orientale) (f. Giorgio Pilotto, via Severe Weather Europe).

 

Abbattimenti

 

Abusivismo edilizio

 

Abusivismo edilizio

 

Alluvione a Genova

 

Fuori dal coro delle banalità e delle informazioni scontate c’è  Greenpeace che rivolge al governo italiano un urgente invito a fare chiarezza. l’organizzazione ambientalista chiede che venga espressa la posizione ufficiale dell’esecutivo in materia di cambiamenti climatici, e definito il livello di impegno del nostro Paese su questo fronte.

Una chiarezza tanto più urgente visto che, tra meno di un mese, si aprirà in Polonia, a Katowice, la COP24, un’importante riunione della Conferenza ONU sul Clima.

«Chi c’è al governo del Paese oggi? Abbiamo bisogno di saperlo, urgentemente», chiede Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia. «Si tratta di una classe di governo che guarda al cambiamento climatico come un’assoluta priorità, su cui impegnare le energie del Paese, o di una compagine di scettici, o peggio di negazionisti, che persino dinanzi a tragedie come quelle di questi giorni non sa trovare una parola chiara per individuare le cause e definire impegni coerenti verso le soluzioni?».

L’organizzazione ambientalista ricorda che la Lega di Matteo Salvini ha più volte negli anni espresso posizioni negazioniste in materia di cambiamenti climatici: votando una mozione in Parlamento, secondo cui il rapporto tra aumento delle temperature medie del Pianeta e concentrazione di gas serra non sarebbe ”affatto chiarito”; votando contro la ratifica dell’Accordo di Parigi all’Europarlamento (nel 2016); elogiando (per bocca dello stesso Salvini) il Trump che ritira gli Stati Uniti dallo stesso accordo sul clima; organizzando persino convegni per smentire ciò su cui oltre il 97 per cento della comunità scientifica internazionale concorda da anni.

Greenpeace fa inoltre notare che molti temi all’ordine del giorno – sui cui negli anni passati il M5S, e in alcuni casi anche la Lega, avevano espresso posizioni nettissime (come Tap, trivelle, CETA) – sono chiaramente interconnessi e andrebbero affrontati prioritariamente nel quadro di una strategia di difesa del clima.

«Questo non è un dibattito teorico o da salotto: parliamo di una minaccia che grava sulla vita delle persone, come sull’ambiente», continua Onufrio. «Salvini dica chiaramente e pubblicamente cosa pensa dei cambiamenti climatici e cosa pensa di fare sia per le misure di adattamento che per ridurre le emissioni, e lo faccia presto. Altrettanto faccia il Movimento 5 Stelle, che per anni a questo tema ha dedicato grande attenzione: le posizioni espresse in passato e le improvvide parole di queste ore del ministro dell’Interno non sono neppure causa di imbarazzo?», conclude.