CLIMA SECONDO NATURA / Cambiamenti climatici

Editor: Fabrizio Carbone
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Ott082018

Greenpeace in 15 città italiane per chiedere a Generali di diventare leader contro i cambiamenti climatici.

Cambiamenti climatici

“Acqua alta in arrivo”, “Cambiamenti climatici in corso”. Con questi messaggi i volontari di Greenpeace hanno manifestato il 4 ottobre in circa 15 città italiane, nei pressi di diverse agenzie di Assicurazioni Generali.

 

Il binomio cambiamenti climatici e Assicurazioni Generali è presto spiegato: da circa un anno Greenpeace, in collaborazione con Re:Common e molte associazioni internazionali, chiede al Leone di Trieste di smettere di assicurare e finanziare centrali e miniere a carbone, il più inquinante tra tutti i combustibili fossili.

 

 Lo scorso febbraio  Generali ha approvato una “strategia sul cambiamento climatico”, un primo passo che però prevede delle pericolosissime “eccezioni” grazie alle quali il più grande gruppo assicurativo italiano potrà continuare a finanziare e assicurare il carbone in Polonia e Repubblica Ceca. Paesi che hanno impianti tra i più inquinanti d’Europa.

 

Tra le “eccezioni” nella strategia di Generali ci sono: la centrale di Kozienice, secondo impianto più grande d’Europa; la miniera di Turow, che si calcola inquini l’acqua potabile di 30mila persone; la centrale di Opole, che raddoppierà la produzione nei prossimi anni e che già oggi emette ogni anno oltre 5 milioni di tonnellate di CO2 (tanta CO2 quanta ne emettono in media, nello stesso periodo, circa 2,5 milioni di SUV).

 

A dicembre si terrà in Polonia la annuale Conferenza sul Clima (COP24), proprio vicino ad alcuni degli impianti in cui Generali si trova coinvolta. Gli occhi di tutto il mondo saranno puntati sulla Polonia e soprattutto sugli impianti a carbone. Generali ha la possibilità di giocare un ruolo fondamentale in uno dei momenti storici più importanti nella lotta ai cambiamenti climatici.

 

Queste notizie ce le fornisce Luca Iacoboni di Greenpeace e clima.blendmagazine.it le rilancia insieme a un reportage di Luca Manes, direttamente da quest’area devastata al confine tra Polonia e Repubblica Ceca.

 


 

La “guerra del carbone”, al confine tra Polonia e Repubblica Ceca
di Luca Manes

 

La centrale elettrica e la miniera di Turów, in Polonia, sorgono in mezzo alle case del comune di Bogatynia. Ma le conseguenze sull’ambiente si fanno sentire anche nel Paese vicino. Fino al 2019 la miniera sarà assicurata dall’Italiana Generali. Che oggi, durante l’assemblea dei soci, ha visto la presenza di un gruppo di “azionisti critici”

 

I fumi della centrale elettrica di Turów a Bogatynia, Polonia. © Luca Manes

 

I gabbiotti del controllo di frontiera sono vuoti, abbandonati nel tratto di strada che si allarga un po’, per poi restringersi subito in mezzo agli alberi del fitto bosco che si trova a cavallo del confine tra Polonia e Repubblica Ceca. Siamo in quella che tra le due guerre mondiali veniva identificata come la regione dei Sudeti e ora si frammenta in Bassa Slesia (Polonia), distretto di Liberec (Cechia) e Sassonia, perché a pochi chilometri da qui c’è anche la Germania.

 

Quello che visitiamo sotto un’intensa nevicata di fine marzo è un lembo d’Europa che è stato segnato profondamente dalla storia, dove intere popolazioni sono state rilocate, spostate e hanno visto succedersi varie dominazioni. E dove ora c’è un’ingombrante fonte di enormi frizioni, per lo meno tra polacchi e cechi: la centrale a carbone, con annessa, sconfinata, miniera di Turów, da cui si estraggono 7,5 milioni di tonnellate di lignite l’anno.

 

L’impianto si trova nella cittadina della Bassa Slesia di Bogatynia, letteralmente in mezzo alle case. Un po’ come in Italia era il caso della centrale di Vado Ligure. Ma se quest’ultima è in fase di dismissione e si sta per aprire un processo per chiedere il conto dei danni ambientali provocati per decenni dalla combustione del carbone, qui si sta procedendo con l’ampliamento della struttura (che ora produce 2.100 megawatt) con una nuova unità da 460 megawatt. Come se non bastasse, la società elettrica polacca PGE ha intenzione di prolungare la vita di Turów fino al 2044, nonostante la concessione mineraria sia in scadenza nel 2020 e l’Unione europea preveda uno stop definitivo al carbone entro il 2030.

 

Oltre ai prevedibili impatti sulla qualità dell’aria, il casus belli è costituito dalla drastica riduzione delle riserve d’acqua al di là del confine: in territorio ceco. “Il nostro territorio è molto particolare da un punto di vista idrogeologico, secondo il nostro monitoraggio l’espansione della miniera sta drenando acqua dalle nostre falde”, spiega Dan Ramzer, il sindaco della città ceca di Frýdlant. “D’estate dobbiamo supplire alle carenze idriche con le autobotti. Per noi è chiaramente un problema e abbiamo espresso tutta la contrarietà, ma per risolvere la questione serve che si parlino i governi”, aggiunge.

 

Ma non è un negoziato facile: Varsavia, infatti, può rinfacciare a Praga altri impatti transfrontalieri, questa volta sul territorio polacco, causati dalle industrie dell’Alta Moravia. Per il momento i 18 comuni dell’area, in cui abitano oltre 30mila persone, hanno dato vita a una coalizione “a protezione dell’acqua”, come ribadisce Pavel Farsky, il vice-sindaco di Hrádek, il villaggio più vicino al confine polacco.

 

La “crescita” di Turów sta ovviamente accrescendo i timori dei cittadini della regione di Liberec, mentre a livello internazionale l’oggetto dell’attenzione sono le compagnie assicurative che sostengono e garantiscono il comparto carbonifero. Tra queste, con un ruolo tutt’altro che secondario, c’è anche l’italiana Generali, la quale assicura la contestata miniera tramite un contratto che scadrà nel 2019.

 

Turów a Bogatynia, Polonia. © Luca Manes

 

Il Leone di Trieste ha inoltre investito più di 70 milioni di euro nella società elettrica polacca PGE che gestisce la centrale elettrica e la miniera. Complessivamente, Generali, AEGON, Allianz, Aviva, Nationale Nederlenden e AXA possiedono l’8,6% dell’utility polacca, che ha in programma di aumentare di 5 gigawatt la produzione legata al carbone, che già in Polonia ammonta per oltre l’80% del mix energetico nazionale.

 

Nelle ultime settimane la più grande compagnia assicurativa italiana ha comunicato che aumenterà di 3,5 miliardi di euro il suo impegno finanziario in “progetti sostenibili” e non effettuerà più investimenti in società legate al comparto carbonifero. Per quanto riguarda la sua esposizione corrente al settore del carbone, pari a circa 2 miliardi di euro, Generali si è impegnata a dismettere gli investimenti azionari e a disinvestire progressivamente da quelli obbligazionari. Ma ha anche stabilito che “applicherà delle eccezioni in quei Paesi dove la produzione di energia elettrica e per il riscaldamento è ancora dipendente, senza alternative significative nel medio periodo, dal carbone”. Quindi Generali non intende uscire dal business della polvere nera in Polonia nonostante i suoi impatti sul clima e la salute della popolazione.

 

Per chiedere al Leone di Trieste di rivedere la sua decisione all’assemblea degli azionisti in programma a Trieste il 19 aprile mattina hanno partecipato vari “azionisti critici” europei e italiani. Potete recuperare il live-tweeting dall’assemblea su @Recommon.