CLIMA SECONDO NATURA / Pianeta terra

Editor: Fabrizio Carbone
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Ott192018

Il Brasile rischia il collasso ambientale.

Pianeta terra

 28 ottobre 2018: ballottaggio per l’elezione del Presidente del Brasile. Jair Messias Bolsonaro, 64 anni, è nettamente in testa nei sondaggi. A un passo dalla vittoria, Jair Bolsonaro ha fatto promesse ben chiare: abolirà il ministero dell’ambiente, cancellerà la legislazione ambientale, aprirà le terre indigene allo sfruttamento minerario, abbandonerà l’Accordo di Parigi sul clima e asfalterà un’autostrada che taglia in due l’Amazzonia, per aprirla agli allevamenti di bestiame e alle piantagioni di soia. La sua intenzione è chiara: cancellare la foresta amazzonica. E i popoli indigeni che vi vivono.

Salva le Foreste ci racconta questa storia.

I comizi di Bolsonaro sono pieni di retorica razzista, omofobica, autoritaria e misogina, e apologia della spietata dittatura che governò il Brasile 40 anni fa. In tutta l’Amazzonia, i taglialegna illegali, i minatori, i land grabber, così come i grandi proprietari terrieri si sono radunati dietro al suo stendardo. Non si aspettano che Bolsonaro faccia rispettare la legge. Al contrario, la speranza è che egli adempia la sua promessa di annientare quasi tutte le misure di protezione dell’ambiente e degli indigeni.

“Invece di diffondere il messaggio che combatterà la deforestazione e il crimine organizzato, dice che attaccherà il ministero dell’ambiente, l’Ibama e l’ICMBio [le agenzie federali ambientali del Brasile].” – spiega l’attuale ministro dell’ambiente brasiliano Edson Duarte, che pure ha drammaticamente tagliato i fondi alle stesse agenzie ambientali – “È come dire che ritirerà la polizia dalle strade. L’aumento della deforestazione sarà immediato. Ho paura che si scateni una corsa all’oro, a chi arriva prima. Sanno tutti che chi occupa la terra illegalmente, potrà contare su autorità compiacenti. Saranno sicuri che nessuno li disturberà”.

 

Le politiche ambientali di Bolsonaro sono legate all’atteggiamento razzista nei confronti delle minoranze e delle popolazioni indigene del Brasile. In un discorso dell’anno scorso, ha dichiarato che: “le minoranze devono piegarsi alla maggioranza … Le minoranze [devono] adattarsi o semplicemente svanire.” Questo significa cancellare tutte le norme volte a proteggere il modo di vita degli indigeni. Il suo mantra è semplice: i diritti indigeni alla terra fanno parte di un complotto occidentale per creare stati separatisti amazzonici sostenuti dalle Nazioni Unite: “Presto o tardi, avremo decine di paesi all’interno [del Brasile]. Non avremo alcuna interferenza in questi paesi, il primo mondo sfrutterà gli indigeni e nulla ci resterà per noi “, ha dichiarato lo scorso anno.

 

E difatti, Bolsonaro ha promesso di aprire terre indigene allo sfruttamento minerario e ad altre attività economiche. Circa il 13% del territorio brasiliano è riconosciuto come terra indigena, la maggior parte in Amazzonia. Queste riserve sono una barriera importante per proteggere la foresta, solo il 2% della deforestazione della foresta pluviale si è verificata all’interno del territorio indigeno.

 

La legge brasiliana protegge i diritti degli indigeni. L’articolo 231 della Costituzione del 1988 stabilisce che le popolazioni indigene hanno “diritti originari sulle terre che hanno tradizionalmente occupato”, sebbene la terra appartenga allo stato e non abbiano diritti di proprietà sui minerali.

 

Nel caso si verificassero opposizioni a questi piani, Bolsonaro potrebbe rispondere con l’abluzione della democrazia: il suo candidato vice-presidente, generale Antônio Mourão, ha proposto una nuova costituzione senza partecipazione popolare e ha adombrato l’ipotesi che Bolsonaro potesse proclamare un auto – colpo di stato.

 

Sia Bolsonaro che Mourão hanno difeso le violenze e le torture praticate della dittatura militare del Brasile, che ha e ucciso (intenzionalmente o attraverso la diffusione di malattie) migliaia di indigeni amazzonici, per fare spazio a strade e dighe idroelettriche nel cuore della foresta. Le forze armate non hanno mai riconosciuto nessuno dei crimini compiuti.