CLIMA SECONDO NATURA / Cambiamenti climatici

Editor: Fabrizio Carbone
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Mar152018

Il “martello di Attila”.

Cambiamenti climatici

Arriverà di nuovo, veniva annunciato, il gelo polare artico. Detto anche il “martello di Attila”, con buona pace degli ungheresi, o il ghiaccio siberiano che attanaglierà la nostra penisola già nel week end del 17 e del 18 marzo 2018. E porterà, pensate, neve e ghiaccio. Neve, attenzione, anche in pianura!

 

Repubblica on line questa volta, lo chiamava BURAN, con una i in meno senza motivo, forse uno dei tanti refusi che sommergono le schermate web.

 

E questo Buran passava per un paio di giorni con nevicate sulle Alpi e sugli Appennini, temporali, vento e mari mossi come da norma. Il BURIAN di un mese prima aveva portato, pensate, la neve a Roma e anche a Capri e Ischia. Immagini “ incredibili e straordinarie” perché ormai, qualsiasi cosa accada, bisogna riempire le frasi di aggettivi altisonanti.

 

Come avrete capito parliamo di clima e non facciamo previsioni del tempo. Lasciamo da parte il Meteo, ossessivo compulsivo, e cerchiamo di capire perché televisioni e carta stampata non fanno altro che puntare il dito sul freddo che farà e su quanta neve ci sarà al prossimo passaggio di queste forze occulte che dal Polo Nord si scatenano a piè sospinto, creando vortici paurosi e spaventevoli, facendo “precipitare” le temperature verso il basso, finanche sotto zero. Il freddo andrà “in picchiata” naturalmente.

 

C’è chi ricorda bene gli inverni di 30-40 anni fa. “Ai morti, la neve negli orti” era un proverbio laziale per dire che già ai primi di Novembre le campagne potevano vestirsi di brina e di ghiaccio. I milanesi ricorderanno che nei tre mesi invernali le temperature andavano sotto lo zero per settimane e settimane, anche fino a -7 -9.

 

A Roma si è sciato sulla scalinata di piazza di Spagna, a scendere naturalmente; a Villa Borghese e in piazza San Pietro, ma di fondo. “La nevicata del 56” era una canzone struggente cantata da Franco Califano e dalla splendida Mia Martini. Le fontanelle avevano il naso gelato e si andava a scuola con il cappotto, la sciarpa e il basco. Alla fine di febbraio del 1964 un giornale romano pubblicava in 14esima pagina un minuscolo trafiletto a centro pagina “Il freddo a Roma: -5”

 

Roma – La nevicata del ’39

Dal 19 dicembre 39 al 20 marzo 40 a Roma ci furono ben 12 giornate con temperature al di sotto dello zero con punte di -6. I giornali dell’epoca parlavano di “coltre bianca” che aveva “orlato” la Città Eterma. All’epoca non c’era il Burian, il gelo polare artico, ma la tramontana… e c’era chi sciava sorridente e felice anche se era il ‘39 , l’anno delle leggi razziali…

Cancellata questa memoria. E’ stato cancellato il nome “Tramontana” che indicava quelle botte di freddo gelido che arrivavamo da nordest, le Alpi ci hanno sempre protetto, dalla Jugoslavia di allora. Tre giorni di vento freddo freddo, pioggia e nuvole con la neve in Puglia e, qualche volta a Roma.. sulla cima del Vesuvio e in Sicilia, sulle Madonie Ora la tramontana è scomparsa ed è arrivato il gelo polare artico. Peccato che sia arrivato quando, statisticamente, il freddo è un ricordo lontano.

 

Già, ci sono i cambiamenti climatici, ma di questo è bene non parlare e nasconderli perché i previsionisti del tempo fanno i revisionisti del clima. Dal momento che gli ultimi 20 anni sono stati i più caldi da quando si misurano (1880) le temperature del Pianeta, è bene minimizzare questo evento, far finta di nulla, fino a negarlo. Tanto ci sono coloro che negano l’Olocausto, figuriamoci, Trump in testa, il global warming, il riscaldamento globale.

 

E qui bisogna tirare le orecchie a tutti coloro che si addentrano nel parlare di questi fatti. Nessuno, in Italia, che dica che l’aumento di uno o due gradi di temperatura non riguarda il fatto che d’estate farà +36 invece di +34 o d’inverno, finalmente, ci saranno 12 gradi e via il cappotto.I due gradi in più riguardano la media della temperatura annuale della Terra, cosa molto ma molto diversa. Questi due gradi in più vogliono dire crolli di 16 gradi in 24 ore, aumento di 18 gradi in un giorno. Fasce inaridite e desertiche senza acqua. Aree di montagna senza più neve d’inverno, fiumi in secca o , in contrasto, alluvioni. Tornado, uragani e cicloni in numero sempre maggiore.

 

E a questo proposito un piccolo excursus. Perché chiamare una volta Kate un uragano caraibico nordamericano e una volta Mary? Nessuno lo dice perché pochi lo sanno. Unicamente per seguire l’alfabeto: Kate è l’undicesima lettera dell’alfabeto anglosassone e Mary la tredicesima. Di conseguenza Kate è stato l’undicesimo tornado e Mary il tredicesimo dell’anno.

 

Attenzione però. Cicloni, tornado e uragani sono sempre più numerosi, tanto è vero che un tempo non ce n’erano più di 5 o 6 l’anno, mentre oggi, grazie ai nomi femminili, sappiamo tutti che si arriva anche a 15 in 12 mesi.

 

Il clima allora. Chi ha mai letto un libro molto interessante scritto da un giornalista americano, Ross Gelbspan, che si chiamava Clima Rovente, pubblicato in Italia da Baldini&Castoldi nel 1998? Venti anni fa l’autore, premio Pulitzer, denunciò tutte le multinazionali e le grandi compagnie Usa che pagavano enti vari, istituzioni “culturali” e media perché non si parlasse di cambiamenti climatici, perché si fornissero dati contrastanti rispetto a quelli ufficiali delle istituzioni scientifiche.

 

Già le istituzioni scientifiche. Le Nazioni Unite hanno creato da 30 anni l’IPCC, un acronimo che vuol dire Gruppo Internazionale per la ricerca sui Cambiamenti Climatici. Questo ente raccoglie gli studi in tempo reale di migliaia di climatologi in migliaia di punti del Pianeta. Il tutto per avere il quadro preciso della situazione. Avete mai visto, letto o sentito citare questo fantomatico IPCC alla radio, in televisione, sui giornali? Avete mai sentito un ministro dell’Ambiente italiano citare questo Panel dell’ONU?

 

Eppure l’IPCC pubblica, e si possono leggere scaricandole da Internet, migliaia di pagine all’anno su quello che sta accadendo nel Mondo.

 

No. Meglio parlare del Meteo, del freddo polare artico che arriverà, state sicuri che arriverà. Meglio intervistare un geologo come Mario Tozzi sul tempo che c’è e farà invece di un climatologo.

 

Ci ricordiamo qualcosa del famoso Protocollo di Kyoto? Lo firmarono centinaia di paesi l’11 dicembre del 1997, lo ratificarono altrettanti paesi nel 2005. Ci obbligava a ridurre le emissioni di CO2, di anidride carbonica, cosa che non abbiamo fatto. Da allora a oggi si riunisce annualmente una conferenza sul clima dell’ONU per vedere come aggiustare le carte e cercare di fare qualcosa perché le emissioni dovute all’uso scellerato delle nostre risorse calino o almeno si fermino. Ma non ci riusciamo e allora meglio parlare del tempo che farà domani e se ci sarà pioggia, diremo che è arrivato il MALTEMPO anche se in quella regione italiana non pioveva da mesi e si rischiavano disastri su disastri.

 

L’Italia è il paese del sole, ahimè lo sappiamo. Per questo la pioggia è malvagia e se piove, anche se non c’è, il Governo è ladro.

Consiglio la lettura del libro Addio ai Ghiacci di Peter Whadams, il massimo esperto al mondo dei problemi del Polo Nord, autore di 50 spedizioni polari, docenti di fisica degli oceani. E’ uscito anche in Italia, da pochi mesi, per Bollati Boringhieri. Whadams ci dice che i ghiacci spariranno prima del previsto perché gli eventi che si susseguono sono più sconvolgenti di quello che si temeva.

Post Scriptum

Sarebbe bello ascoltare Whadams non in una trasmissione di Alberto Angela ma a “Porta a Porta” dove l’ineffabile Bruno Vespa potrebbe invitare, per intervistarlo, Gianfranco Bologna, il direttore scientifico del WWF Italia, uno dei pochissimi capace di parlare di questi argomenti perché li studia e li conosce da sempre.

Ma questa non è un’altra storia: è fantascienza.