CLIMA SECONDO NATURA / Pianeta terra

Editor: Fabrizio Carbone
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Apr032018

L’oro distrugge l’Amazzonia e il clima del mondo.

Pianeta terra

Nel 1989 la foresta amazzonica, il bacino che comprende il Rio e i suoi 1100 affluenti, era al centro degli interventi dei media di tutto il mondo.

 

Per tutto quell’anno e fino al 1992, quando si svolse a Rio de Janeiro il secondo convegno mondiale dell’Onu sull’ambiente, non si parlava d’altro: i 7 milioni di chilometri quadrati di uno dei più vasti polmoni verdi del Pianeta rischiavano la distruzione sistematica per gli incendi, i tagli a raso, la ricerca di petrolio e gas, lo sfruttamento dei minerali, oro, ferro e bauxite, in testa.

Cercatori d’oro a Serra Pelada
Miniera dei Garimpeiros
1973 © Fabrizio Carbone

AMAZZONIA


Geografia
Il Rio delle Amazzoni nasce dalla confluenza di una serie di fiumi che scendono dalle Ande. Alla foce ha una portata di di 175 mila litri cubi al secondo. L’ecosistema è vasto 7 milioni di chilometri quadrati compresi tra Brasile (che ne possiede il 65%), Colombia, Perù, Venezuela, Equador, Bolivia, Guyana, Suriname e Guyana francese. La parte forestale e quella acquatica contengono la più grande varietà di forme viventi, biodiversità, del Pianeta.

Storia
1637 – Il portoghese Pedro Texeira risale da Belem il Rio delle Amazzoni con 47 imbarcazioni, 70 soldati e 1100 indios delle missioni. E’ la delimitazione ufficiale dei confini dello stato brasiliano. All’epoca nel bacino amazzonico vivevano un milione di indios divisi in etnie con lingue e culture diverse fra loro.

1684 – Viene fondata la città di Sao Josè do Rio Negro, oggi Manaus.

1850 – Esplode il mercato del caucciù, la gomma naturale ricavata dalla corteccia dell’Hevea brasiliensis. Manaus diventa ricca e opulenta fino a quando le piante dell’Hevea vengono esportate clandestinamente in Indocina e il mercato del caucciù crolla: Manaus crolla in rovina, nel cuore dell’Amazzonia, terra di traffici e distruzioni.

1850-1963 – l’Amazzonia è terra di conquista e di piccolo sfruttamento: legname, oro, metalli, agricoltura, allevamento di bestiame. Gli indios subiscono un lentissimo genocidio anche perché non sono considerati al pari degli esseri umani e non hanno diritti.

1964-1984 – I militari prendono il potere in Brasile con un golpe e iniziano una politica distruttiva dell’Amazzonia in nome del profitto e dello sfruttamento totale: si aprono strade e si convogliano intere popolazioni di contadini poveri verso l’Amazzonia per allevare e coltivare una terra che diventa totalmente malarica. Viene lanciata la corsa all’oro con il miraggio di enormi giacimenti. I garimpeiros, i cercatori d’oro, usano il mercurio per dividere l’oro dagli altri metalli, si avvelenano e uccidono l’ambiente. Il taglio della foresta è totale, gli incendi sono ovunque.


 

Passato il 1992 la distruzione continua ma senza il clamore dei media anche perché chi aveva condotto inchieste rigorose sul problema aveva messo in primo piano le responsabilità di tutte le più potenti multinazionali del mondo. Tutti coinvolti dalla Coca Cola a Mc Donalds, dai governi occidentali perfino al Mercato Comune Europeo di allora.

 

In questi 26 anni ne continuano a parlare solo Survival International, il WWF e Greenpeace, il Worldwatch Institute di Washington (l’organismo indipendente più autorevole e mai smentito per i dati e le cifre sullo State of The World che pubblica annualmente), il Wuppertal Institute tedesco (altrettanto autorevole) e via via tutte le associazioni ambientaliste del mondo, da quelle brasiliane fino a Legambiente italiana.

 

Così ora arriva la notizia, introvabile sui grandi network, di un possibile disastro ambientale predisposto da una delle più importanti società minerarie al mondo. Infatti Agnico Eagle Mines Limited, con sede a Toronto in Canada, un fatturato al 2016 di 2.875 miliardi di USD e 8.400 dipendenti, va in cerca di oro in tutto il mondo e lo estrae dove può.

 

Negli ultimi anni, dal 2008, Agnico ha messo le mani sull’ Amazzonia e ha pianificato il Progetto Volta Grande di Belo Sun sulle sponde dello Xingu.

 

Al piano mancano le firme finali e poi in 12 anni è prevista l’estrazione di 600 tonnellate d’oro. Non una gran quantità perché le polveri aurifere sono circa un grammo per una tonnellata di detriti. Così si capisce che la produzione di rifiuti tossici in cambio dell’oro estratto sarà quantificabile in una montagna più grande del Pan di Zucchero, l’affascinante collinona simbolo di Rio de Janeiro. Il progetto ha bisogno di tanta acqua e così si affianca alla diga idroelettrica di Belo Monte, già operativa e che ha distrutto la vita biologica di 100 chilometri di fiume e ha prodotto la deportazione di 300 famiglie.

 

INDIOS IN AMAZZONIA


Stando agli studi finora effettuati nel bacino amazzonico del solo Brasile e nell’area del Mato Grosso dovrebbero vivere meno di 120 popoli che parlano lingue karib, aruak, tukana, xirianà, arawà, pano, atukina, mondè, tupi-guaranì e altre ancora.

 

Quanti sono? Tra i 150 e i 200 mila. Gli Yanomami sono l’etnia più numerosa e vivono sia in Brasile che in Venezuela, da una riva all’altra dell’Orinoco. Poi ci sono le etnie non contattate: piccole popolazioni ridotte a centinaia o a decine di unità che non vogliono avere nessun rapporto con nessuno.

Davi Kopenawa nella sua comunità Yanomami, Brasile. © Survival


 

Per bloccare questo massacro che sconvolgerà l’ambiente, il clima e la vita naturale di questa particella amazzonica si stanno battendo tutte le associazioni ambientaliste locali ma è stata lanciato una petizione internazionale ( vedi AVAAZ) che ha, fino ai giorni di Pasqua 2018, raccolto quasi 710 mila firme.

 

Ma i grandi media del mondo non ne parlano perché l’ambiente oggi è una delle news relegate in terza classe. Quello che tira oggi è il terrorismo, condito con il problema migranti, guerra in Siria, clandestini, criminalità e paura.

 

Il progetto aurifero di Agnico Eagle Mines Limited intanto è al vaglio dell’ufficio del Procuratore Generale di Brasilia che deve esaminare i ricorsi presentati contro. Ma si sa che l’attuale Presidente del Brasile Michel Tener in carica dal 1 agosto 2016, avvocato, già professore di diritto costituzionale, massone, ultimo di 8 fratelli di una famiglia di immigrati libanese maroniti, è favorevole alla società canadese.

 

Così come del resto tutti i presidenti brasiliani, compresi i generali golpisti che governarono nel terrore il Paese, sono sempre stati favorevoli a lasciar sfruttare tutte le immense risorse naturali brasiliane senza minimamente preoccuparsi della sostenibilità ambientale e della distruzione conseguente della foresta amazzonica.