CLIMA SECONDO NATURA / Pianeta terra

Editor: Fabrizio Carbone
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Gen232019

Mal’aria 2019

Pianeta terra

© Legambiente

Città soffocate dallo smog e invase dalle auto. Continua a pesare la mancanza di una strategia antismog nazionale. Nel 2018 superati i limititi di legge in ben 55 capoluoghi di provincia.

Città soffocate dallo smog, dove l’aria è irrespirabile sia d’inverno sia d’estate. Tra le principali fonti di emissione il traffico, il riscaldamento domestico, le industrie e le pratiche agricole. I questo contesto l’auto privata continua ad essere di gran lunga il mezzo più utilizzato, se ne contano 38 milioni e soddisfano complessivamente il 65,3% degli spostamenti.

È quanto emerge da Mal’aria 2019, il dossier annuale di Legambiente sull’inquinamento atmosferico in Italia che restituisce un quadro puntuale del 2018.  Un anno da codice rosso per la qualità dell’aria, segnato anche dal deferimento dell’Italia alla Corte di giustizia europea in merito alle procedure di infrazione per qualità dell’aria e che costerà multe salate alla Penisola.

 scarica il dossier Mal’aria 2019

Nel 2018 in ben 55 capoluoghi di provincia sono stati superati i limiti giornalieri previsti per le polveri sottili o per l’ozono (35 giorni per il Pm10 e 25 per l’ozono). In 24 dei 55 capoluoghi il limite è stato superato per entrambi i parametri, con la conseguenza diretta, per i cittadini, di aver dovuto respirare aria inquinata per circa 4 mesi nell’anno. La città che lo scorso anno ha superato il maggior numero di giornate fuorilegge è Brescia (Villaggio Sereno) con 150 giorni (47 per il Pm10 e 103 per l’ozono), seguita da Lodi con 149 (78 per il Pm10 e 71 per l’ozono), Monza (140), Venezia (139), Alessandria (136), Milano (135), Torino (134), Padova (130), Bergamo e Cremona (127) e Rovigo (121). Tutte le città capoluogo di provincia dell’area padana (ad eccezione di Cuneo, Novara, Verbania e Belluno) hanno superato almeno uno dei due limiti. La prima città non ubicata nella pianura padana è Frosinone, nel Lazio, con 116 giorni di superamento (83 per il Pm10 e 33 per l’ozono), seguita da Genova con 103 giorni (tutti dovuti al superamento dei limiti dell’ozono), Avellino con 89 (46 per il Pm10 e 43 per l’ozono) e Terni con 86 (rispettivamente 49 e 37 giorni per i due inquinanti).


Un commento breve al dossier di Legambiente, ineccepibile, anche perché elabora i dati delle ARPA e dell’ISPRA che fanno monitoraggio continuo della situazione.

In Italia circolano 38 milioni di automobili private. Siamo il primo paese in Europa con una media di quasi 63 auto per 100 abitanti. Ma non abbiamo i dati su quanti Tir e camion circolino in Italia perché mancano i dati dei mezzi pesanti stranieri. Cosa questa gravissima anche dal punto di vista della sicurezza.

 

L’inquinamento di Ozono e PM 10, le famigerate polveri sottili, sono determinanti per far morire decine di migliaia di connazionali all’anno ma questo non impedisce di fare pubblicità continua su riviste, giornali e soprattutto televisione, degli ultimi modelli di automobili che appaiono sempre in ambienti selvaggi (che sia mare “incontaminato”, foreste “vergini o montagne “immacolate”) e sempre senza una sia pur minima parvenza di traffico. Eppure di inquinamento si muore esattamente come si muore per il fumo delle sigarette.

 

E allora? Impedire la pubblicità delle auto sarebbe una follia? Spiegare intanto che non è accettabile che le città italiane siano il covo per i tumori ai polmoni, con tanto di garanzia della Costituzione che salvaguardia la salute dei cittadini.

 

Ma guai a dirlo agli italiani. Loro si devono lanciare nella quotidiana Formula Uno in città come in periferia, nelle autostrade o nelle statati. Ma sempre ben oltre i limiti di velocità. Per consumare più carburante, inquinare e spendere di più, stressarsi, provocare incidenti con morti e feriti. Pur di non lasciare ferma, neanche per un attimo, la tanto amata e adorata automobile.