CLIMA SECONDO NATURA / Pianeta terra

Editor: Fabrizio Carbone
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Memoria corta, anzi cortissima.

Pianeta terra

Un termovalorizzatore, in realtà inceneritore, in ogni regione d’Italia è la grande scoperta del vice premier e Ministro degli Interni, Matteo Salvini, per risolvere il problema di quelllo che in tutta Europa ormai si chiama risorsa e che da noi viene classificato come monnezza e in modo più elegante spazzatura. Rifiuto.

 

C’è una direttiva dell’Unione Europea, dell’aprile del 2012 votata a stragrande maggioranza che dice chiaramente di uscire dall’uso degli inceneritori, pardon termovalorizzatori, perché sono troppi (1.673 censiti in Europa), inquinano e sono l’ultima e la peggiore strada per risolvere il problema la cui via futura è nel riciclo e nel recupero, quindi risorsa.

 

Ma il nostro Paese, e quasi nessuno ne parla, è nei guai proprio per i rifiuti perché è stato deferito alla Corte Europea di Giustizia per non aver bonificato e chiuso 44 discariche non a norma situate in cinque regioni. Ce ne sono 23 in Basilicata, 11 in Abruzzo, 5 in Puglia e Friuli-Venezia Giulia e 2 in Campania.

 

Come se non bastasse l’Italia, cioè noi cittadini, sta pagando 120 mila euro al giorno per il trattamento inadeguato dei rifiuti in Campania e quasi 43 milioni di euro ogni sei mesi per non aver chiuso le tutte discariche abusive (per questo siamo già stati condannati due volte dalla Corte di Giustizia nel dicembre del 2014 e nel luglio del 2015).

 

Memoria corta, anzi cortissima. Le abbiamo chiuse le discariche abusive? No. Abbiamo censito quelle che sorgono di continuo? No. Il fatto è che in Italia le mani della criminalità organizzata sono da 30 anni sopra la monnezza (“E’ oro” disse tranquillamente un boss della camorra campana ai magistrati che lo interrogavano).

 

Ora la scoperta del Ministro Salvini è quella di costruire inceneritori, pardon termovalorizzatori, almeno uno in ogni regione italiana. Di contro il Ministro Di Maio obietta che si tratta di una scelta “vintage”. Vintage? Ma è una direttiva della UE di sei anni fa che dice a chiare lettere di non costruirne più. Noi, come sempre di fronte alle direttive dell’Europa comunitaria, facciamo finta di non sentire. Infrazione dopo infrazione paghiamo, visto che dovremmo stare attenti a spendere, milioni di euro a profusione.

 

Così continuiamo a inquinare e a rendere alcune zone d’Italia invivibili e pericolose per la salute pubblica, salute che è salvaguardata dalla Costituzione.