CLIMA SECONDO NATURA / Pianeta terra

Editor: Fabrizio Carbone
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Apr162018

Ricordate il 17 aprile 2016?

Pianeta terra

Due anni fa si tenne il referendum per bloccare le prospezioni e le ricerche petrolifere in Mediterraneo entro le 12 miglia marine dalla costa.

 

Il governo, allora presieduto da Matteo Renzi, non volle accorpare quel referendum alle elezioni amministrative per evitare che il referendum stesso potesse raggiungere il quorum necessario per vincere. Lo stesso Renzi definì quel referendum una “bufala”. L’ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, bollò l’iniziativa chiesta, per la prima volta nella storia italiana, da ben 5 Consigli regionali, come qualcosa di inutile e inqualificabile. I grandi giornali nazionali e i grandi network televisivi si dettero molto da fare per non spiegare di cosa si trattasse.

 

Se ci fossero state le elezioni amministrative lo stesso giorno del referendum, tutti noi cittadini oltretutto avremmo risparmiato una cifra oscillante tra i 200 e i 100 milioni di euro.

 

Chiaramente vinsero i SI al blocco delle trivellazioni con più di 13 milioni di voti contro i 2 milioni e rotti di voti dei NO. Ma altrettanto chiaramente non fu raggiunto il quorum e la volontà politica di così tanta gente fu gettata alle ortiche.

 

Sono in molti ad aver dimenticato quel 17 aprile 2016. Ma non tutti. Per questo blog “Clima, crimine dell’umanità” il fatto interessa e come. Trivellare in mare per succhiare quel poco di petrolio e di gas che c’è in fondo al Mediterraneo, fare prospezioni deleterie per cetacei, pesci, tartarughe marine, crostacei, con danni a tutto il complesso ecosistema della biodiversità marina, serve a ben poco.

 

Invece di andare verso una vera politica per l’energia alternativa, pulita e più che sostenibile, si continua a puntare sul petrolio e sul gas naturale che sono tra le fonti primarie del cataclisma climatico e del riscaldamento globale.

 

 

Nessuno dette peso a quei 13 milioni, 334 mila, 607 cittadini che avevano chiesto di smetterla con un sistema dannoso che alla fine non era altro che un regalino alle compagnie petrolifere che potevano divertirsi a sforacchiare il Mare Nostrum.

 

Così come è nello stile di questo blog andiamo alla fonti della storia e chiediamo lo stato dell’arte, novità e cifre, ad Andrea Boraschi, responsabile della campagna Clima e Energia di Greenpeace Italia. Andiamo alla fonte di un organismo indipendente che non chiede contributi o finanziamenti a nessun governo di nessun Paese del mondo. Le informazioni che fornisce non sono edulcorate, mascherate, camuffate. Non sono le FAKE NEWS di cui tanto si parla.

 

Così Andrea Boraschi ci spiega una serie di cose di cui non si parla e ci fornisce una prima notizia: il Consiglio di Stato ha appena rigettato tutti i ricorsi dei comuni e delle 5 Regioni le cui coste si affacciano sull’Adriatico contro la richiesta di prospezioni marine da parte della inglese SPECTRUM GEO LIMITED, la più grande società al mondo per le ricerche di idrocarburi in mare.

 

Via libera dunque all’uso di questi AIR GUN, un sistema di spari di aria compressa fortissima che ogni 5-10 minuti vengono diretti verso i fondali per cercare di avere un quadro della situazione degli strati geologici.

Air Gun // © Greenpeace

“La Spectrum Geo avrà ora la possibilità di effettuare ricerche su 30 mila chilometri quadrati di mare da Rimini a Termoli e da Termoli a Santa Maria di Leuca. Praticamente tutto l’Adriatico, eccezion fatta per il Nord di questo mare dove si presume ci sia poco petrolio, oltretutto di pessima qualità, e un po’ più di gas naturale” afferma Andrea Boraschi.

Questa mappa è una rappresentazione dei sondaggi disponibili da Spectrum.

Il responsabile della campagna clima di Greenpeace aggiunge un fatto importante: “Se si dovesse estrarre di colpo tutto il gas e tutto il petrolio esistente in zona – cosa ipotetica perché il tempo necessario si misura in decenni – la quantità di gas coprirebbe per pochi mesi il fabbisogno nazionale; la quantità di petrolio sarebbe sufficiente per poche settimane”.

 

Cosa ci guadagna l’Italia?

“Le compagnie che estraggono gas e greggio in mare devono pagare le royalties più basse al mondo e hanno agevolazioni fiscali talmente alte che gli introiti per lo Stato sono bassissimi”.

 

Attualmente nel Mediterraneo “italiano” si estrae gas e petrolio sulle coste siciliane tra Ragusa e Scicli dove Edison ed Eni mentre hanno ottenuto il raddoppio degli impianti dovrebbero pagare allo Stato 69 milioni di euro per gravi danni ambientali.

 

Sul quadrante nordest della Sardegna, facendo punto Alghero come riferimento, sono state presentate numerose richieste di concessioni per prospezioni con il sistema Air Gun. Fino ad ora queste richieste sono state tutte rigettate.

 

 

Ci sono alcuni paesi al mondo che hanno proibito prospezioni e ricerche petrolifere nei loro fondali. Tra gli esempi più vicini a noi la Francia. Tra i più lontani il Belize che ha la seconda barriera corallina al mondo. Tra gli ultimi, pochi giorni fa, il giovane governo della Nuova Zelanda