CLIMA SECONDO NATURA / Pianeta terra

Editor: Fabrizio Carbone
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Ago022018

Una sottospecie di orango scoperto appena sei mesi fa rischia di estinguersi per la costruzione di una diga nell’isola di Sumatra, Indonesia.

Pianeta terra

La storia ha molti protagonisti ma segue un copione che va avanti da almeno 50 anni. E funziona così:

Le società che costruiscono dighe (in Italia c’è la Salini, una delle più famose e specializzate) vanno in cerca di luoghi dove sbarrare un corso d’acqua. Il posto deve essere il più selvaggio possibile e il governo a cui il territorio appartiene il più corrotto possibile. Presi gli accordi di prammatica si cerca il finanziamento.

 

E qui entra in scena la World Bank, l’organizzazione finanziaria che unisce gli amministratori di tutte le più importanti banche del mondo e che dovrebbe aiutare i paesi cosiddetti in via di sviluppo.

 

Ottenuto il finanziamento si parte con le ruspe e lo sventramento del territorio, che sia una foresta tropicale del sudest asiatico, o un’area del bacino amazzonico poco importa. A fine lavori verranno allagate vastissime zone ricche di biodiversità, di natura, quella “incontaminata” che però viene contaminata a tambur battente. I guai arriveranno per animali, alberi e piante, ma anche popolazioni tribali che hanno sempre vissuto quei luoghi ancestrali e che vengono deportati in massa.

 

Storie che si ripetono ovunque: si possono fare esempi con cui pubblicare un’enciclopedia.

Chiudiamo questa pagina di presentazione e andiamo nell’isola di Sumatra, una delle tante meraviglie dell’arcipelago che dal punto di vista geopolitico è Repubblica di Indonesia (raggruppa 17 mila e 508 isole e conta 255 milioni di abitanti).

 

A Sumatra ci spostiamo nella regione settentrionale della foresta di Batang Toru, zone tropicali pluviali un tempo a perdita d’occhio oggi devastate per il 45 per cento per far posto a piantagioni di palma da olio, di alberi per cellulosa e altro. Qui però la ricchezza di biodiversità ci dice che esistono ancora pochissime tigri, di Sumatra appunto, una specie endemica di rinoceronte asiatico, tutte e due le specie in pericolo di estinzione secondo la lista redatta dall’ IUCN (lInternational Union for the Conservation of Nature).

 

Qui sorgerà la diga, progettata e pronta da costruire da parte di una compagnia cinese di Stato. Ed è proprio qui che, appena 8 mesi fa, è stata scoperta una sottospecie di Orangutan, l’Orango di Tapanuli (Pongo tapanuliensis), endemico della zona e che conta, dicono, non più di 800 esemplari.

 

Il gioco è fatto. Si farà la diga per allagare tutto e mettere in crisi questi oranghi appena scoperti. Una diga non necessaria perché gli esperti dicono che l’Indonesia ha un fabbisogno energetico che non necessita di nuove idroelettriche.

 

In questo caso i media si sono scatenati sulla notizia degli oranghi ma non si sono addentrati molto nei particolari che girano intorno al caso.

Ma si può fare qualcosa per fermare questo inutile disastro che, come se non bastasse, distrugge gli ecosistemi che producono ossigeno e assimilano la CO2 che tanto male fa al Pianeta, esseri viventi compresi.

 

C’è una petizione da firmare, a volte funziona, e da inviare al presidente dell’Indonesia, Joko Widodo. L’ha messa in piedi Avaaz. Il nostro blog clima.blendmagazine.it la rilancia cliccando qui sotto.

 

Cercano solo di sopravvivere…

…mentre le ruspe distruggono una minuscola foresta pluviale dove vivono gli ultimi 800 oranghi Tapanuli — per costruire una diga che rischia di condannarli all’estinzione. Gli esperti di fauna del luogo stanno per incontrare il presidente Indonesiano per chiedergli di cancellare il progetto e salvare gli oranghi. Diamogli il sostegno di milioni di noi da tutto il mondo. Aggiungi il tuo nome con un solo click e condividi!

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